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V Praze, 11. dubna 1611. |
Nuncius Placido, biskup Melfsky, statnimu sekretari kurie: Navrhy cisarovy krali Matyasovi o odlozeni snemu a korunovace a o vladarstvi Matyasove byly zamitnuty. Vcera se stavove vratili s priznivou odpovedi cisarovou od krale, ktery chova dobre nadeje v brzkou korunovaci, ke ktere povola Ditrichstejna; k rozhodnuti dohnaly cisare mezi jinym hrozby Zerotinovy. Kralovi sluzebnici doufaji, ze stavove cesti nebudou klasti novych pozadavku nabozenskych; prijde-li cisar do snemu a vzda se vlady ve prospech Matyasuv, nelze proti tomu nic namitati, protoze kralovstvi je dedicne. Stavove chteji sesaditi neschopneho arcibiskupa, bude nutno, aby kurie zakrocila. Doporucuje papezove prizni uredniky, kteri zustali cisari verni.
Orig. v archivu Vatikanskem: Nunz. di Germ. 114 F, fol. 221 - 224. A tergo adresa kardinala Borghese a poznamka tuzkou jinou rukou: "Sieno uniti esso et Sarzana, perche si preservino per(?) quanto è possibile le libertà ecclesiastiche da ogni pregiuditio, et vedano di havere con loro ¾ ambasciatore di Spagna. Se l autorità del re starà in vigore, si correrà minor pericolo di quei mali, che pur troppo giustamente si possono temere; et si ha da insistere, che S. Mtà non comporti (?), che l arcivescovo patisca, perche è pur contra la dignità et autorità sua, et quando convenisse darle coadiutore, toccherebbe a nostro signore di farlo con li soliti termini di giustitia." Jinou rukou je pripsano: "Risposto a 30 d Aprile 1611".
Illmo et Revmo signore.... Intenderà V. S. Illma difusamente da monsignor nuntio di qua le tre proposte fatte in diversi giorni di questa settimana dal l imperatore al re per mezzo del langrauio [Lantkrabi z Leuchtenberku.] et del Molari. La prima, che volesse oprarsi per la dilation della dieta, la seconda, che prima di trattar altro, volesse abboccarsi seco, et la terza, che si contentasse di non trattar di coronatione et di governar il regno con titolo di governatore perpetuo durante la vita d esso imperatore con l assistenza de ministri cesarei. Et intenderà anco le risposte negative, benche rispettosissime, fondate tutte in molta riverenza verso S. Mtò ces., et nel ¾ allienatione de gl animi de Boemi, ai quali non conveniva caggionar indiffidenza con secreti et occulti trattati, perche non riavessero occasione di voltarsi altrove.
Hier sera finalmente ritornorno gl istessi di novo dal re con l ultima risolutione del l imperatore, cioè, che si contentava di cederle adesso et la corona et il regno, et essendomi occorso poco doppo di parlar a S. regia Mtà per l occasione che qui sotto referiro a V. Sia Illma la trovai molto allegra, et mi riempi d ottima speranza in tutto quello di che io la supplicai, dicendomi, che essendosi risoluto S. Mta ces. da se stessa, havrebbe potuto, non dovendo più dipender da Boemi, più liberamente sodisfarmi; soggiungendomi, che fra quindeci giorni credeva di poter venir ali atto della coronatione, per la quale havrebbe chiamato qui il signor cardinale Dietrichstain come vescovo di Olmicz, che al creder mio in difetto et per l inhabilità del l arcivescovo di Praga farà questa funtione, et l arciduca Carlo come vescovo di Ratislavia. [T. j. Vratislav.]
Resta solo di chiarir adesso la ricognitione et il trattenimento che dovrà darsi ali imperatore, nel che però credo, che vi sarà o nulla o assai poca difficoltà et alcune altre circonstantie di minor consideratione che dovrà per avventura occorere nel ¾ accordo. Gl incentivi che havran tanto più mosso esso imperatore a questo si risoluto partito, saran facili a considesarsi, et monsignor nuntio li riferirà ï avantaggio a V. Sia Illma, con le minaccie di più che il Sciarattino [T. j. Karel st. ze Zerotina.] ha procurato di far giungere ali orecchie di S. Mtà ces. col mezzo del signor ambasciatore di Spagna. Io posso aggiunger solo, che l imperatore contra il suo stile et con maraviglia, per non dir con riso de tutti, quando vedeva questi giorni tardar le risposte del re alle proposte eh egli li faceva, mostrava di dolersi et di riprenderlo, dicendo, che suo fratello doveva esser presto et risoluto, s haveva voglia d accordarsi seco.
Questi ministri regii sperano, che i Boemi non cercheranno nove essorbitanze et per quel che tocca alla religione, mi giova di crederlo, havendo già essi in questa materia tutto quel che posson desiderare, et li basterà che il re li confermi et non alteri quel che ¾ imperatore l ha conceduto; ma in materia di governo, non ardisco fin hora di promettermi molto della l or modestia; et so dir questo, che il conte Vdischi [T. j. hrabe Jiri Hodicky.] hebbe a dir l altr hieri con molto sentimento, che gl ambasciatori dei prencipi, intendendo di monsignor vescovo di Sarzana, del signor Don Baltassare [T. j. Baltazar Zuniga.] et di me, sarebbon stati la ruina del re, mentre procuravano, che s accommodasse con l imperatore, et i Boemi dal l altro canto pretendevano, che la mutatione del dominio dovesse absolutamente dipendere dal l or arbitrio; se bene in effetto corre opinione, che, se l imperatore comparirà in dieta che comincierà domani, et ivi, allegando la sua vecchiezza o altro, farà libera cessione del regno al fratello, come si giudica, che farà, non riavranno i Boemi giusto pretesto di ricalcitrare, ne di dedurre in controversia, almeno per questa volta, se il regno sia hereditario et possa liberamente cedersi senza ¾ or consenso, o pur elettivo.
Quel che m indusse a chieder hieri audienza a S. Mtà, fu l haver inteso, che i Boemi pretendono in questa dieta di opporsi ali arcivescovo di Praga com inhabile al governo et deporlo, onde mi parse di preoccupar l animo di S. Mtà, supplicandola, che, quando questo motivo nascesse, si degnasse tener la mano, perche il tutto habbia a seguire con i debiti termini et senza pregiuditio della giurisdittione ecclesiastica et della santa sede apostolica; al che mi rispose con molta prontezza, di non haver fin hora inteso altro sopra questo fatto, ma che nascendo l occasione, non havrebbe mancato del suo debito, ben sapendo, che simili cose non posson pretendersi da che si sia, et tocca solo a Sua Beatitudine. Li raccomandai anco l interesse de cattolici et particolarmente dei primi officiali del regno che per non venir contro il l or giuramento, non hanno voluto fin hora convenir con gl altri qui in Terra Vecchia [Jmena jejich viz v c. 519 predchazejiciho svazku.] Nel che similmente mostrò ï intendermi volontieri, et mi disse, che cedendo l imperatore spontaneamente, non hav[r]ebbono havuto occasione detti officiali di separarsi in dieta dalla commune opinione de gl altri regnicoli et di disservirla, onde alla Maestà S. non sarebbe mancato ripiego di favorirli et di sostentarli. Jo non dubito, come non ho mai dubitato, della retta intentione del re, ma possono bene opporseli et alterarla i privati interessi d alcuni....
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Da Praga a 11 Aprile 1611.... |
Placido vescovo di Melfi. |